SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
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Andreas Speiser

Campane in salsa bolognese

La tradizione campanaria di S. Petronio

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Tutti sanno che la locuzione "alla bolognese" designa certe specialità culinarie note in tutto il mondo. Non tutti sanno che la medesima locuzione sta anche ad indicare un metodo speciale e molto complicato di suonare le campane. Oggi si fa fatica a sentire il suono delle campane cittadine. Il rumore di fondo delle città sovrasta spesso quello di questi bronzi. Inoltre in molte chiese invale l'uso di servirsi di meccanismi che non solo sostituiscono il campanaro, azionando le corde al tempo e con il ritmo stabilito ma a volte anche le stesse campane surrogate da riproduzioni di carillon. "Quello delle campane è un messaggio, un annuncio di uomini ad altri uomini. - dice Mirco Rossi - Un messaggio così importante non può essere ciclostilato ma va vergato a mano. Il riproduttore meccanico è solo un timer". Succeduto al Cesarino Bianchi, oggi presidente onorario, Mirko Rossi, appena quarantenne, è il presidente dell'Unione Campanari bolognesi. "L' associazione è stata fondata nel 1912, attualmente abbiamo 384 soci e non siamo gli unici sul territorio. L'arte campanaria è una tradizione molto sentita a Bologna".

Non ci sono crisi di vocazioni?

Abbiamo vissuto un vuoto grave attorno agli anni '80 e '90 poi, grazie anche agli sforzi dei campanari nel coinvolgere sempre più persone la situazione si è positivamente evoluta. Quando ho iniziato io 26 anni di coetanei ne avevo pochi Oggi le parrocchie di Longara, Mezzanino, Pieve di Budrio, Monghidorio hanno squadre di campanari con un'età media al di sotto dei trent'anni.

Quali sono le caratteristiche che deve avere un campanaro?

Anzitutto una grande passione. Suonare le campane alla bolognese è difficoltoso anche da un punto di vista tecnico fisico. I primi risultati si vedono dopo un anno. Portare in equilibrio instabile le pesanti campane di bronzo non è facili. Le mani sono ormai poco abituate alla fatica fisica devono abituarsi allo sforzo e al contatto con le corde che sono ancora di canapa e sfregano sulla pelle .. lasciando il segno. Ma poi passa.

Cosa vuol dire, esattamente suonare alla bolognese?

Si tratta di una tecnica sviluppata a Bologna alla fine del ‘500 e che consiste nel porre la campana in condizione di eseguire un solo suono ritmico preciso.


Con questo metodo le campane non suonano in maniera caotica e occasionale ma secondo una partitura musicalmente semplice ma precisa. Abbiamo due sistemi il doppio a Trave e il doppio a ciappo. Nel primo caso i campanari salgono sulla sommità del campanile e si posizionano in piedi sopra i travi di legno che reggono le campane.


La campana viene ribaltata in posizione di equilibro instabile e il campanaro prendendo la campana con le mani le imprime una rotazione di 360° poi rimettendola in posizione di equilibrio instabile la blocca dalla parte opposta producendo così un solo suono.


L'ordine regolare e ritmico delle quattro campane precedentemente accordato dalla squadra costituisce il tipico suono del doppio Bolognese

 

E il doppio a ciappo?


Nel doppio a ciappo, ovvero a corda, - sui campanili la lingua ufficiale è il dialetto - il campanaro sta sulla cella campanaria ma questa volta sul ponte sottostante la campana.


Con l'ausilio di una corda porta la campana in equilibrio instabile, la campana poi passa a una spanna dalla sua testa e produce un suono detto scappata, poi si fa i doppio imprimendo il giro di 360° e poi, sempre ritmicamente e in ordine successivo le campane vengono portate alla posizione di fermo, la cosiddetta calata.

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Come è nata questa tradizione?

La cappella musicale di S. Petronio gareggiava con la cappella Santa Cecilia in Roma. I bolognesi perciò, pensarono di codificare assieme alla musica degli organi anche quella delle campane mettendo a punto una tecnica che consentisse alle campane di emettere un solo suono.


La cosa piacque molto ai cittadini. Successivamente la chiesa cattedrale non volle essere da meno e armò le sue campane in maniera da poter essere suonate secondo la nuova tecnica. Nel 1800 i territori di Modena, Ferrara, Imola e Faenza erano investite di questa tradizione che poi iniziò a decadere nel secolo successivo.

Oggi qual è la situazione

Le cose migliorano. Due restauri del duomo di Ferrara, ad esempio hanno coinvolto anche la torre campanaria affinché il Giorgione, questo è l'appellativo della campana più grande, e le sue sorelle possano tornare ad essere suonate a mano e alla bolognese.

 

Anche le campane di San Petronio hanno un nome proprio?

Quello di dare un nome alle campane è un'abitudine non diffusa tra tutti i campanili.Sono famosi i nomi delle campane di Notre Dame a Parigi. In san Petronio le campane hanno nomi generici sola la mezz'anella è detta scolara perché un tempo dava il segnale dell'inizio delle lezioni.

 

Quanto pesa una campana?

Il peso varia in ragione delle dimensioni e della lega utilizzata. In san Petronio la grossa pesa solo 20 q

Solo?

Si. Nella cattedrale la più grande pesa 3 tonn e 3 quintali ed è la più grande campana azionata a mano del mondo. Del resto su questi campanili non esiste alcuna traccia di meccanismo. Sono esattamente come le posizionarono i montatori sull'originale trabeazione in legno di quercia fissate con l'ausilio di cunei dello stesso materiale e senza viti.

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Come si diventa campanaro?

Andando a bottega. Una persona che senta il desiderio di provare inizia a frequentare il campanile, così inizia ad affiancarsi alla squadra e ad imparare i segreti del doppio. Ci sono anche le scuole. A Pieve di Cento con la collaborazione del comune e tutti i lunedì dalle 20 alle 22 c'è la possibilità di partecipare alle lezioni. A Monghidoro c'è una specie di palestra con 4 campane montate per poter allenare i giovani . Poi facciamo anche le gare.

Allora dovrete allenarvi?

L'esercizio è molto importante. Sia per il senso del ritmo personale sia per affinare il gioco di squadra. Ci troviamo nelle parrocchie di montagna un po' isolate. Poi facciamo i tornei con 4 categorie a seconda delle difficoltà. Da noi vige l'autopromozione ogni squadra, quando si sente pronta, si prende la responsabilità di passare avanti ma deve fare attenzione perché non può tornare indietro

Molto sportivo. E ci sono donne?

Le squadre sono fatte soprattutto da uomini ma le donne non sono escluse a priori. Sin dall'inizio la torre è stata aperta a uomini e donne. Nella famiglia Maggi, che sono stati campanari dal ‘700 al ‘900, molte donne si sono prodigate nell'arte di famiglia. Certo ce ne sono poche ma ho visto ragazze gestire splendidamente campane del peso di 8 quintali.

 

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