SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
Sono le parole più silenziose,quelle che portano la tempesta.Pensieri che incedono con passi di colombaguidano il mondo.

Friedrich Nietzsche, da Frammento Postumo

I suoni della Pasqua mediterranea

canti muti e i suoni delle tenebre risvegliano la primavera

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Al  rintocco dell'ora, quando a Hijar (Teruel/Spagna) è la mezzanotte nel  giovedì santo, ha inizio la tamboradas. La cena viene consumata in fretta per dar spazio alla vestizione e alla preparazione ad una notte di parossismo, in cui il frastuono di migliaia di tamburi traduce lo stupore attonito del mondo difronte alla morte del dio vivente dei cristiani. Nelle stradine della città aragonese, le braccia frenetiche dei fedeli perquotono la pelle del tamburo, antichissimo simbolo del sacrificio, fino allo spasimo.

 

Non c'è musica  il suono è un rimbombare impazzito che evoca il caos, quello che precede la creazione e quello al quale la mancata pietà di Dio ci condannerebbe per sempre. Alle 16 dello stesso giorno le braccia doloranti e sanguinati, esibite nella orgogliosa affermazione della propria devozione, si fermano. Il ritmo dei tamburi riprenderà a mezzogiorno del giorno dopo a Calanda, con la stessa energia parossistica ad esorcizzare il lutto estremo del DIO MORTO.

Altrove nella stessa notte tutto tace e, là dove fede e devozione sono lo stesso costume di un popolo tacciono le radio e non risuonano le campane, solo lo stridore inumano  e pre-storico degli strumenti delle tenebre, le troccole e i sonagli, accompagnano il dolore la contrizione, dei fedeli.

 

 

E' la Settimana santa, la Pasqua di resurrezione, la Pasqua di passaggio, la settimana del rifiorire della primavera annunciata dagli olivi e dalle Palme. A Castel Sardo (Sardegna)  comincia alla cinque di mattina, dopo la domenica delle Palme è il lunissanti. Dodici (facenti le parti dei) apostoli scelti per meriti di devozione, sono incaricati di portare i simboli dei misteri. Essi sono seguiti da dodici cantori divisi in tre gruppi che intonano i canti prepolifonici della antica tradizione.

 

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Al martedì un uomo esce da Chiesa della ss.ma Annunziata di Nocera Terinese (Calabria), dove si è celebrato il cireneo. Al suono di una campanella, coperto di un camice bianco e con in testa una corona di spine esce dalla Sacrestia portando con sé una grande croce:  rappresenta l'UOMO che si fà carico dei peccati altrui.

La rappresentazione porta al centro del nostro mondo contemporaneo la memoria del passato e quanto è più evocativa è la rappresentazione maggiore è l'efficienza del rito, poiché maggiore è la vivificazione di ciò che è rappresentato. Il rito e la sacra rappresentazione annullano il tempo, e passato e presente convivono.

 

Tra le strette viuzze di Taranto vecchia, il giovedì, le Perdune, scalzi, si negano al mondo coprendosi il viso con un cappuccio bianco. Si muovono a coppie, nazzacandosi in un incedere così lento da farli sembrare immobili, quasi che la sabbia si sia fermata, che lo scorrere del tempo non abbia più senso. Più a ovest i farols, lumi rossi come i rubini che segnano le ferite di un antico crocefisso, si consumano lentamente, tra le strade di Alghero, mentre una folla sommessa prega, affinché qualche anima del purgatorio possa essere salvata nel sottofondo delle antichi canti catalani. 

A Gallipoli invece dove si consuma un altro rito spagnolo, per la città vecchia il suono straziate di un una tromba echeggia tra i vicoli zeppi di una folla silenziosa. E' la metafora dello strazio della madre che cerca il figlio, sepolcro per sepolcro.

 

Tra penitenti scalzi, flagellanti, canti e convivi si consuma il rito in un continuo addensarsi di tensione tra disforia e euforia. "Sono espressioni rituali in cui si riflette il sistema sociale di una comunità, con le sue gerarchie e le sue regole. E' difficile coglierne il senso ma chi partecipa al rito non naviga su un relitto del passato ma porta in sè la consapevolezza di un significato religioso, e il piacere di una esperienza collettiva" (Ignazio Macchiarella). La chiesa cattolica guarda con sospetto queste cerimonie e, lascia alle autorità religiose locali il compito di gestire queste forme di culto. Non mancano i casi in cui il parroco si rifiuta di prendere parte al rito che, tuttavia, continua assoluto nel rispetto del mos antiquorum e nella consapevolezza della sua ananche  .Webcam sono sistemate lungo il percorso della processione per consentire a chi non può essere presente, di partecipare, a distanza, al rito, perché non manchi nessuno alla rievocazione del giorno in cui tutto appariva perduto, né alla festa in cui la morte, l'inverno, la notte appare sconfitta. Nessuno osa gridare come il Prometeo euripideo, "La terra, deve, lo voglia o no darmi quello che voglio", nemmeno i diavoli di Prizzi /Palermo, che cercano, anche e soprattutto tra i turisti, le anime da dannare; nemmeno la gazzarra di trombe e catene a maglie schiacciate dei Giudii di San Fratello/Messina o gli insulti che i Castigliani di Cuenta/Spagna che, nella noche de las turbas, come il popolo della prima via crucis, indirizzano a Cristo nel clamore dei clarini e dei tamburi.

 

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Il venerdì è la notte della via crucis a Taranto, ancora perdoni incappuciti guidati da uno strumento notturno e senza suoni, la troccola sfilano insieme alle statue in un silenzio irreale di folla commossa e scossa dal rumore infintesimo eppure netto e percettibile della troccola.

E quando sulla piazza di Adrano (Catania), nella domenica di Pasqua, i diavoli sconfitti dall'arcangelo Michele gridano "Viva Maria", l'umanità è salva, l'ordine è stato ristabilito. Il dio solare è risorto. La grande Madre ha ritrovato la figlia!

 

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