SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
Dovunque ci sono numeri c'è bellezza e siamo nelle immediate vicinanze dell'arte.

Andreas Speiser

Gallipoli - L' esercito invisibile

un racconto di suono di Vittoriano Mancino

img

 

Da oggi questa rubrica ospiterà racconti di suono, ricordi, impressioni, pagine di diario che hanno ad oggetto un impronta sonora. Il primo di questi interventi è di Vittoriano Mancino.

 

 

 

Mi risveglio di soprassalto. Un rimbombo cupo si sente spegnersi lontano presto attenzione. Ancora assopito non riesco a capire la natura del rumore che mi ha destato. Cerco, girandomi nel letto di riprendere sonno quando un altro suono ancora più fondo e minaccioso rimbomba da fuori e un bagliore squarcia le tenebre della mia stanza attraverso la finestra le cui imposte devo aver lasciate aperte. Mi alzo per chiuderle, e per antica abitudine guardo verso il mare. Mi accorgo che si è alzato il vento. C'è tempesta. Le onde s'infrangono sulla scogliera che protegge il molo. Le imbarcazioni sul porticciolo turistico ballano paurosamente alle minacce dei marosi che le aggrediscono da nord ovest, mugghiando. Il cielo scuro è solcato da strisce di fuoco.

 

E' uno spettacolo selvaggio ed è qui davanti a me. La natura che si accanisce contro le fragili strutture create dall'uomo a difesa delle sue cose. Apro la finestra perché la scena mi compenetri. Una folata di vento mi investe ululando appena schiudo il secondo infisso, sembra ridere di me della mia fragilità umana e, anche, della mia curiosità. Esco sulla veranda a guardare estasiato lo spettacolo che sempre mi ha affascinato: il mare in tempesta sotto un cielo basso che minaccia pioggia.

 

Rimango immobile, mentre il vento scuote crotali d'acqua dal rumore sinistro. Voci informi si levano dalla costa. E' il vento che da una voce alle cose. Oppure no? Nel cielo la luce dei lampi rivela strane forme. Streghe sdentate dal sogghigno sibilante? Antichi dei irati? Rimango per un bel po' in piedi, affascinato. Poi le prime gocce mi consigliano di rientrare e cercare rifugio nel tepore del letto.

img

 

Non riesco a prendere sonno devo aver chiuso male il secondo infisso perché sento il fischio del vento che si insinua. Sembra un lungo lamento. E la memoria va a una notte del '45. Avevo appena 8 anni. Insieme ai miei fratelli fui mandato a letto prima del solito. Mio padre era nervosissimo perché una pattuglia di ufficiali polacchi aveva requisito una stanza del nostro appartamento per alloggiare un maggiore del loro esercito. A mezzogiorno, quando a tavola avevamo saputo la notizia noi ragazzini avevamo esultato. Finalmente anche noi avevamo un ufficiale in casa non dovevamo invidiare gli amici che con una casa più grande avevano avuto la fortuna di veder requisita qualche stanza. Anche noi potevano usufruire delle regalie degli ufficiali in caramelle, cioccolato e altre leccornie che, causa le ristrettezze del periodo bellico, noi non avevamo potuto conoscere.

 

A mio padre e mia madre tutto questo non piaceva, non capivamo perché ma ci limitavano a ridere sotto i baffi che ancora erano lungi da spuntare e a sorridere complici, tra noi.

 

Sotto le coperte cercavamo di vincere il sonno che ci assaliva sussultavamo ad ogni minimo rumore ma non riuscimmo a sentire il suono del campanello che avrebbe annunciato la sospirata visita. Ma il sonno fu più forte delle nostre aspettative.

 

L'indomani ci svegliammo presto, scuotendoci nel letto a vicenda cercando di non far rumore mentre cercavamo di captare i suoni che ci confermassero la presenza dell'ospite. La voce straniera, i passi pesanti degli stivali, forse aveva un cintura d'argento...

Ci facemmo coraggio e ci affacciammo nel corridoio per vedere se sull'attaccapanni dell'ingresso ci fosse il cappello dell'ufficiale e la sua giacca dal numero delle mostrine, Tonino era sicuro che avrebbe capito il grado.

 

Grande fu a nostra sorpresa quando constatammo che la porta del salotto, stanza requisita e adibita a camera da letto, era aperta e che in essa non c'era nessuno. Il letto che la sera prima la mamma aveva preparato con cura era completamente disfatto ma non c'erano altri segni dell'ufficiale n'è la cintura sulla quale avevamo fantasticato, né la valigia, né i suoi libri.. (un ufficiale deve avere dei libri pensavamo).

 

Ci affrettammo in cucina, forse stava facendo colazione. Vedemmo i nostri genitori felici come una Pasqua: l'ufficiale durante la notte aveva fatto i bagagli ed era andato via. Mio padre approfittando della tempesta che si era scatenata nella nottata aveva lasciato socchiuso il finestrino del bagno e la porta d'ingresso. Per tutta la notte il sibilo del vento insinuatosi tra questi varchi potè espandersi per la case, rimbombando tra le volte alte, facendo vibrare le grandi porte di palissandro per tuffarsi tra urla laceranti nel portone.

A questo genere di spettacolo noi eravamo abituati non solo perché c'era sempre qualcuno che lasciava socchiuso il finestrino scorrevole del bagno ma anche perché nelle notti di vera tempesta, quando si scatenava la tramontana non c'era porta o finestra che tenesse e ogni apertura si offriva come imboccatura e ancia per le esibizioni di Eolo e dei suoi figli. E tutto sommato è ancora così malgrado gli infissi moderni a tenuta perfetta.

Ma il povero ufficiale, lui no, a quei suoni lì non era abituato. Lo spaventoso concerto gli aveva certamente evocato fantasmi spaventosi. Le voci dei compagni morti, di quelli che aveva ucciso, madre, fratelli e vecchi amori lo invocavano con parole senza forma. Chissà cosa pensava rigirandosi nel letto sapendo di non poter contare neanche sul conforto di una voce amica, riconoscibile come tradurre quello che provava. Chissà come si dice fantasma in polacco, penso io. Lui invece neanche ha pensato a trovare una parola italiana, aveva raccolto le sue cose ed era fuggito in quel buio profondo che gli urlava contro in una lingua sconosciuta e indefinita verso il conforto del suo accampamento.

Mia madre fece fare dei taralli dolci per consolarci o forse per festeggiare la vittoria di quell'invisibile esercito sonoro che mio padre aveva saputo schierare con tanta efficacia.

 

Vittoriano Mancino

 

 

 

 

Autore

Articoli correlati: