SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
Sono le parole più silenziose,quelle che portano la tempesta.Pensieri che incedono con passi di colombaguidano il mondo.

Friedrich Nietzsche, da Frammento Postumo

Vota il principe, vota il principe

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Ci eravamo promessi di non farlo. Avevamo anche mantenuto la promessa di non guardarlo. E poi con il nostro sito così snob non c'entra nulla, ma... Ma i giornali non possiamo non leggerli, i telegiornali parlano tutti dell'evento e persino il Tg2 ne contesta la classifica, proponendone una propria. Ebbene si, dobbiamo proprio scrivere due pensierini su San Remo e se non siete daccordo, prego passate a un altro articolo noi non ci offenderemo.


É vero quella è musica per le edicole e quindi poco ha che fare con le nostre riflessioni sul paesaggio sonoro o sulle splendide colonne sonore del cinema e dell' esistenza umana. È vero molte di quelle canzoni dopo domani non le ricorderà più nessuno mentre noi parliamo di ciò che resta, ma... almeno tre riflessioni storiche, sociologiche o metastoriche concedetecele.

La prima storica: di fronte allo sfregio praticato dalla maggioranza televotante verso le giurie qualificate, verso il pubblico pagante, verso gli orchestrali, che hanno persino strappato gli spartiti, viene da pensare che se l'Italia avesse dovuto scegliere tra la forma monarchica e quella repubblicana col televoto oggi ci troveremo sicuramente in un principato canterino, del tipo "setuttovamalecantaprincipechetipassa" e fa niente se il principe è pure stonato simm tutti paisà.


La seconda sociologica: il ripescaggio e la premiazione del principe pupo da parte del pubblico sessantenne ripropone un meccanismo tipicamente italiano che spesso funziona anche nelle elezioni politiche. Non si vota per il migliore amministratore o per il politico capace ma si vota per quello che vorremmo essere o al massimo per colui o colei che vorremmo come fidanzato/a, casomai per figlio.
Ovviamente non c'è bisogno di scomodare Hannah Arendt per ricordare che nello spazio libero chi si autoconvoca decide anche per gli altri, visto che è il più preparato alla decisione, perché nel televoto l'autoconvocato è il meno preparato e chi si astiene lo fa quasi per nausea culturale, ma è l'ultimo che perde la sua dignità per una tragica proprietà transitiva. Quella stessa proprietà transitiva che squalifica l'orchestrale e non il principe.

 

La terza, la più politicamente scorretta (scusatemi): quando con il famoso e benemerito decreto passato alla storia come De Gasperi-Togliatti dell'1 gennaio 1945 venne riconosciuto il voto alle donne, molte furono le resistenze nei due schieramenti in quanto si temeva l'ammissione al voto di un elettorato "sprovveduto e facilmente manovrabile". I

due grandi statisti ebbero il merito storico di non fermarsi di fronte a quelle false critiche maschiliste, ma cosa sarebbe successo se di fronte a loro avessero avuto la realtà del televoto, se qualcuno gli avesse detto che il principe è meglio di Sinatra o Morgan di Baudelaire. Ah potenza della futilità.

 

Per risollevare la stima dei connazionali e delle loro capacità uditive non ci resta che sperare nella veridicità dell'inchiesta di Striscia la notizia.

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