SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
Io non conoscono niente della musica. Per quello che faccio non ne ho bisogno.

Elvis Presley

Il suono della politica

img
Una delle frasi più ricorrenti è che questa campagna elettorale è diversa. I toni più bassi vengono preferiti alle urla, lo sberleffo ai proclami eclatanti contro il nemico, il soliloquio al duello all'ultimo sangue, Bossi a parte naturalmente. Piuttosto che di sciabola si va di fioretto, come ebbe a dire Andreotti prima di una delle ultime storiche tribune elettorali che lo vedevano faccia a faccia con Almirante. Eppure a ben riflettere non sono sicuro che questo sia da registrare come un progresso della democrazia nel nostro paese.

I suoni e le immagini della politica sono cambiati almeno quanto i suoi linguaggi e il suo spessore. Basta guardare un qualsiasi repertorio elettorale dal '48 agli anni '80, dalla tv in pellicola al primo colore su supporto betacam, dal sonoro su supporto magnetico, fino al digitale, per accorgersi che allora protagonisti nelle colonne video e audio dei servizi giornalistici erano gli insiemi, le masse, le piazze, gli iscritti che riempivano i congressi, i rumori della strada, i mormorii dei piccoli capannelli, le chiacchiere e i respiri durante i comizi. Era a loro che parlavano i politici, toccava urlare, argomentare, controbattere e convincere, parlare anche per ore come faceva Moro.
img

Dalla metà degli anni ottanta in poi i piani di ripresa come quelli dei fonici si restringono sempre più, si arriva alle dichiarazioni brevi, i motti dei leader, registrati da microfoni super direzionali, accompagnati solo dal rumore dei passi dei loro delfini. Nell'inquadratura stanno a malapena due persone e la mano del giornalista di turno che tiene il microfono, gli audi sempre più puliti. Arrivano gli anni novanta e la bufera si porta via i politici e rimangono solo i delfini, le seconde file, soli davanti alle telecamere, i portaborse immobili per non disturbare la registrazione audio. Finalmente il piano americano, sceriffi solitari che non parlano, sparano, slogan, l'audio ormai viene addirittura automaticamente compresso dalle potenti macchine rai e mediaset. E poi noi, i nostri anni, le nostre campagne, fatte di mezze figure e primi piani, ridotte a due protagonisti principali e sempre meno figuranti, cui con una brutta espressione tocca dar voce.

I protagonisti paiono usciti da un film di Bergman, parlano con il pubblico, ma in realtà con nessuno. Piano piano, sottovoce e intanto per sentire il rumore del vento abbiamo dovuto vedere Veltroni fare il suo discorso all'Italia sulla collina di Spello, Umbria, Italia. Intanto è scomparsa la gente, i suoi respiri, i suoi passi, i mugugni. Deacusmatizzata e poi azzerata.

img
Lo stesso Berlusconi fonda il suo PDL di fronte a 10 persone comprese le sue guardie del corpo. L'audio è quello limpido di porta a porta, il pubblico educato e non microfonato. Persino Santoro ha smesso di frequentare le piazze. E' la personalizzazione della politica baby. Semplificazione, banalizzazione. Pericolosa direi.

Articoli correlati: