SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
L'essenza della matematica risiede nella sua libertà.

Georg Cantor

Quando suonavamo con le stelle

Didattiche Aliene

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Si chiamava Simon. Era prodotto dalla Milton Bradley ed era stato inventato da Ralph Baer, il creatore della prima console per videogiochi.

 

Alla fine degli anni settanta, quando il pop ottanta si preparava strisciante, il Simon imperversava nelle nostre case dopo aver invaso quelle degli americani, impadronendosi delle menti di tutti i bambini. Un ultracorpo gentile, quasi intelligente. Pareva un disco volante, tutto nero con quattro grandi pulsanti pronti ad illuminarsi in sequenza, secondo una precisa struttura melodica, che poi bisognava ripetere nello stesso ordine e via, via diventava più complessa e veloce.


Le prime note parevano quelle che gli alieni di Steven Spielberg, in "Incontri ravvicinati del terzo tipo" (1977) usavano per comunicare con i rumorosi e poco affidabili umani. E a noi pareva di imparare a parlare con le stelle.
Lui si accendeva, suonava, noi pargoli memorizzavamo, schiacciavamo, suonavamo e attraverso questo apparecchietto ci salutavamo con alieni immaginari.


Era una delicatezza pedagogica di altri tempi che ben si accompagnava alla colonna sonora minimale dettata dai primi marziani di Spielberg al pianeta terra. Poi verrà ET e il ribaltamento ermeneutico della Guerra dei due mondi.

Al luogo comune cinematografico e post Yalta del marziano rumoroso, invasore e alieno, veniva contrapposta una figura più intelligente e pacifica della bestia uomo. Sono gli altri, i diversi, gli alieni che cercano di comunicare con un codice tanto delicato quanto universale.

La musica opposta al verbocentrismo della società e del cinema dominante. Gli alieni arrivano sul nostro pianeta quasi in punta di piedi, delicatamente acusmatici. Fuori dall'inquadratura.

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Suonano perfino quando dovrebbero far rumore. Le astronavi nel film quando passano o atterrano emettono note, a differenza degli uomini che sono sempre annunciati da rumori, sirene, motori. Non possono fare a meno di far rumore loro quegli umani che sembrano così diversi dal concetto di umanità. Non potevamo fare a meno di tifare per gli altri, per gli alieni e di avere voglia di provare a parlare con le stelle suonando il nostro Simon.



Dovevamo ancora subire il disincanto del relativismo culturale che ci spiegava che la musica, perfino la matematica non esistono come codici universali ma sono convenzioni legate a un popolo e ad una cultura.



L’incomunicabilità diventa la matrice di tutta una cinematografia anni ottanta che ci regalerà esseri come Alien e Predator, legati a un ferreo quanto profetico concetto di guerra preventiva, del tipo prima ti squarto, ti mangio e poi mi chiedo se sei pericoloso.


Il Simon originale non è più in produzione. Hasbro commercializza alcune varianti, tra cui un Simon da viaggio e uno più evoluto chiamato Simon Trickster.
Del film Incontri ravvicinati del terzo tipo sono state editate ben tre versioni: quella originale del 1977, mai distribuita in home video, quella del 1980, "Special Edition", e quella del 1998, "Director's Cut".


Alla fine del 2007 è uscito in DVD il cofanetto "30th Anniversary Ultimate Edition", che per la prima volta le contiene tutte e tre.

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