SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
Sogno strumenti che obbediscano al pensiero e che, con una fioritura di timbri insospettati, si prestino alle combinazioni che mi piacerà imporre loro e si pieghino all'esigenza del mio ritmo interiore.  

Edgar Varèse

Musica riabilitativa

Una nuova tecnica per la riabilitazione delle lesioni provocate da ictus

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La musica, si sa, suscita emozioni, ma qual è il meccanismo che scatta nel nostro cervello quando ascoltiamo un brano musicale, capace di provocare cambiamenti nel nostro stato emotivo, non sappiamo spiegarlo. Tutti hanno, certamente, fatto quest'esperienza, ma per noi è naturale, nel senso che lo diamo per scontato, è ovvio. Quante volte abbiamo ascoltato della musica e ci siamo sentiti più rilassati o più attivi grazie all'energia che il brano è riuscito a trasmetterci? A chi non è successo in un momento difficile o particolarmente triste di tirar fuori grazie alla musica tutte le emozioni negative che ci sforzavamo di tener ben sopite e nascoste?

Ma quali sono le basi neurobiologiche delle emozioni non lo sappiamo, le conoscenze scientifiche in merito sono ancora vaghe. Questo non significa che in ambito medico la questione non è dibattuta, anzi. Intorno all'argomento c'è molto interesse. Il professor Eckart Altenmüller direttore, dal 1994, dell'Istituto di Fisiologia della Musica e della Medicina dei Musicisti di Hannover (IMMM) con la sua equipe si occupa di studiare i meccanismi cerebrali e psicologici che sollecitano l'attività emotiva come risposta all'ascolto della musica.

 

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Altenmüller nel corso delle sue ricerche sulla relazione tra emozioni e musica ha constatato che forti reazioni emotive non sono solo legate alle proprietà psicoacustiche dei brani musicali, ma anche al vissuto e alla personalità di ciascun individuo.

Un altro studio condotto da Altenmüller ha visto, di recente, la realizzazione di un originale protocollo di specifiche cure per le lesioni cerebrali causate da ictus per il recupero delle abilità motorie compromesse. La ricerca è stata presentata al congresso The Neurosciences and music - III, Disorders and plasticity, il 25-28 giugno, a Montreal. Lo studio ha coinvolto due gruppi di soggetti colpiti da ictus con lesioni agli arti superiori. Un gruppo ha preso lezioni di pianoforte esercitando, inizialmente, l'arto compromesso e dopo anche l'altro, per 15 volte in tre settimane. L'altro gruppo è stato sottoposto solo alle cure convenzionali. La comparazione dei due gruppi mediante un sistema di analisi tridimensionale computerizzata e il monitoraggio dell'attività cerebrale con elettroencefalogramma ha dimostrato che i pazienti sottoposti al training musicale hanno avuto un recupero maggiore. L'esercizio sui tasti del pianoforte permette un consistente miglioramento dell'uso dell'arto colpito rendendolo più veloce e preciso. Ora si utilizza un pianoforte Midi, ma presto si utilizzerà anche il flauto, non a caso il professore è un valente flautista.

 

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