SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
Poco importano le note in musica, contano le sensazioni che esse producono.

Leonide Pervomaiski

Per favore, mi dia del Lei!

L'uso del pronome allocutivo e il sound design nella conversazione

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Cammino con passo frettoloso per le strade della mia città e qualcuno si avvicina e chiede "Scusa, sai dov'è piazza VIII agosto?" ...

Capita spesso sentirsi apostrofare con il Tu da perfetti sconosciuti, oppure, dopo pochi secondi di una conversazione di lavoro, che qualcuno dica: "Diamoci del tu è meglio".

Con una fretta e un'urgenza che fa pensare che quello spazio psicoacustico sia insostenibile e che sia meglio o addirittura più opportuno, darsi del Tu al più presto e avvicinarsi anzi, addossarsi all'interlocutore come se fosse un amico, o un compaesano incontrato in una landa sconosciuta e inospitale.

Tutti sappiamo come i suoni agiscano nella nostra sfera psicofisica determinando lo stato di benessere personale. Anche la conversazione essendo fatta di suoni contribuisce a creare il paesaggio sonoro che, non solo fa da sfondo alla nostra vita quotidiana, ma ne modifica la qualità.

 

Oltre che con un corso di dizione, è possibile modificare la qualità acustica delle nostre conversazioni grazie all'inserimento di un oggetto sonoro di particolare efficacia: il pronome allocutivo. In pratica le particelle Tu, Lei, Voi con le quali si stabilisce la psicologia della conversazione.

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La grammatica suggerisce di usare le allocuzioni in rapporto al ruolo sociale del parlante e della distanza psicologica o sociale tra parlante ed interlocutore.

 

Si sottovaluta, l'effetto psicoacustico e la conseguente modifica della percezione spaziale.

 

Il Tu indica confidenza e intimità. E' detto infatti pronome di familiarità, è colloquiale amichevole, informale ed evoca sentimenti di cordialità, amicizia, disponibilità e corrisponde ad abbracci e pacche sulla spalla. Il Voi e Lei sono pronomi di cortesia. Il Lei è ufficiale, distante, indica sentimenti di stima, rispetto ma anche indefinita deferenza, corrisponde ad una stretta di mano ad un guardarsi negli occhi.

Naturalmente, come osserva Arcangelo Sacchetti, non sempre lo si usa per gentilezza, se solo si pensa al Tu col quale il superiore si rivolge al dipendente, e il padrone al servitore; o al Lei col quale ci si rivolge a persona con la quale non si vuole avere nessuna confidenza.

Il Voi usato al singolare rappresenta una via di mezzo, una forma con cui ci si rivolge a persone con le quali si ha confidenza e rispetto, un insegnante, un parente anziano.

 

Scegliendo una di queste formule stabiliamo la misura della distanza prossemica tra noi e gli altri, stabiliamo una lunghezza psicologica sensoriale con l'interlocutore.

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Anche i pronomi seguono le vicende della storia.

Il fascismo decise di utilizzare il Voi come "cazzotto nello stomaco della borghesia", eliminando il Lei e la stretta di mano. Di conseguenza il postfascismo ha eliminato il Voi che faceva un po' camicia nera, ma che sopravvive in gran parte del sud Italia. Il Lei torna in auge ma subisce presto l'attacco post sessantottino in favore di un Tu diffuso e indiscriminato.

 

 

Da qualche anno in Italia assistiamo ad una prepotente diffusione del Tu dato indistintamente tra coetanei, compagni di lavori, commessi e clienti, etc.

"Bando ai convenevoli e diamoci del Tu!", Più democratico... ma anche più ipocrita. Perché sebbene possa essere gradevole sentirsi accolto da uno sconosciuto con un familiare Tu, a livello emotivo percepiamo una confidenza e una affabilità che spesso non corrisponde alla realtà. Il Tu, inoltre evoca quelle pacche sulle spalle e quel camminare a braccetto che, sebbene gradevole con un amico o un'amica diventa inquietante con il primo che capita.

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