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Frank Zappa

Django: cento anni di cinema, cento anni di jazz

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Il centenario di Django Reinhardt è l'occasione per parlare di uno dei compositori più utilizzati nei commenti musicali di film e telefilm.

 Julie & Julia (Minor swing), Il curioso caso di Benjamin Button, (Daphne), The Aviator (I Can't Give You Anything But Love, Ou Est Tu, Mon Amour?, Rhythm Futur),  e perfino Matrix (Minor Swing) e Matrix Revolution (Nuages) fino ai telefilm Sopranos e Crossing Jordan solo per citare qualche titolo portano nella colonna sonora la musica di Django.

 

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Lui stesso aveva partecipato ad alcuni film e perfino ad alcune clip ante litteram come quella inserita nel documentario Jazz hot, (UK / 1938 / 6') in programmazione al Lumiere, in cui il gruppo pare colto in un momento di relax mentre Reinhardt e Grappelli suonano J'attendrai e La route de bonheur (in Italia Saluti e baci) di Maurice Labro e Giorgio Simonelli, uscito 1953 che vede una carrellata di artisti internazionali da Louis Armstrong a Nilla Pizzi con una divertente scenetta di Django e il suo gruppo che suonano nel vagone di un treno.

Nel 1957 Paul Paviot gira il film "Django Reinhardt" , con la sceneggiatura di Jean Cocteau. Il commento fuori campo è affidato alla voce di Ives Montand.

Di sicuro Django aveva un volto caratteristico che, come si direbbe oggi, buca il video, e uno stile retrò cui gli stilisti contemporanei si ispirano un anno si e uno no.

La sua musica gli assomiglia, atmosfere che hanno un'aggressività struggente e languida, che ricalcano gli stilemi melodici a cavallo della seconda guerra mondiale ma il ritmo marcatissimo, svelto e leggero e la libertà del fraseggio ampliano la portata suggestiva rendendo le canzoni una colonna ideale per altri tempi e altri mondi.

 

 

 

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Tra gli omaggi che il cinema gli ha tributato ricordiamo il bel cameo in Les Triplettes de Bellville di Sylvain Chomet e il film di Woody Allen  Sweet & lowdown ovvero, in italiano, "Accordi e disaccordi" (che, per chi abita a Bologna e dintorni sarà proiettato alla Lumiere il 14 ottobre nell'ambito del festival In corde di cui Sounday è partner).

 

La musica di Django si presta con facilità al commento cinematografico per due caratteristiche salienti: l'assenza di batteria che non altera la scansione della scena e l'assenza di fiati che non  si sovrappone alle frequenze del parlato.

La ricchezza timbrica della chitarra nella sua limitata sonorità si presta a disegnare colloqui intimi con i pensieri e con le vite dei personaggio che attraversano la scena. Il Jazz di Django ha uno swing allegro, su ritmiche dolci, ha il sapore del nuovo che avanza allo stesso ritmo del cuore, però. 

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