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Honoré de Balzac

Chardin: pittore del silenzio

Ferrara Palazzo dei Diamanti

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Ferrara, in un assolato sabato mattina d'inverno svela tutta la sua grazia rinascimentale. La raggiungiamo, rigorosamente in treno, per cogliere l'opportunità della splendida mostra dedicata al pittore francese Jean-Baptiste-Siméon Chardin (Parigi, 2 novembre 1699 - Parigi, 6 dicembre 1779). La mostra ha un curioso sottotitolo che desta la nostra attenzione: pittore del silenzio.

La passeggiata verso Palazzo dei Diamanti è un preludio alla visione. Poco traffico, ronzii di biciclette, voci e fischiettii.

E' noto che la pittura ci riconsegna particolari della vita dei secoli passati. L'amore per il dettaglio di alcuni autori consente la restituzione fedele delle trame di un tessuto, degli intarsi di un mobile o degli incastri di un gioiello. Raramente è possibile scoprire i suoni di quell'ambiente. Certo si possono scoprire le formazioni degli ensemble musicali, gli strumenti più in voga, avere idea del numero di carri che passavano per strada ma per il resto, il quadro rimane muto.

Chardin, rende palpabile questo silenzio e ce ne svela la singolarità, la qualità, la solennità, la differenza. Nella Francia della prima metà del ‘700 ancora intrisa della grandezza del Re Sole, Chardin rifugge i soggetti storici e sceglie di rappresentare semplici oggetti di uso quotidiano: arnesi da cucina, composizioni di frutta, cacciagione, aringhe, bicchieri d'acqua (bellissimi). Soggetti, insomma, che normalmente vengono chiamati nature morte ma per le quali in questo caso è, forse, meglio utilizzare la terminologia sassone still life (ingl.) o stilleben (ted.), ovvero vita silente.

 

"Gli oggetti si compenetrano tra di loro, non cessano mai di vivere, si espandono intorno a se stessi con gli sguardi e con le parole. E' stato Chardin il primo a intravederlo... è riuscito così a sorprendere tutta questa confluenza nel'atmosfera delle particelle più tenui, questo pulviscolo di emozioni che avvolge gli oggetti"

Queste parole di Paul Cezanne descrivono perfettamente la densità di questa esperienza dello sguardo che inevitabilmente coinvolge altri sensi e, prima di tutto, l'udito.

Chardin, ricerca la qualità delle pennellate, le variazioni possibili dei giochi cromatici, la composizione a contrasto o en pendant degli oggetti, ma sembra anche indagare senza sosta le diverse qualità di silenzio.

 

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In alcuni quadri il silenzio è un assenza. L'assenza della vita nelle lepri, nei conigli, nei tordi descritti con la testa inanimata rovesciata all'indietro. L'assenza della presenza umana tra gli oggetti di quotidiani ritratti nella calma di una cucina, quando cuochi sguatteri e fornitori sono andati via.

Lo sguardo famelico di un gatto  che punta due ostriche (Gatto con trancio di salmone, due sgombri, mortaio e pestello, 1728) o la zampata trionfante con cui, in un altro quadro (Gatto con razza, ostriche, brocca e pane, c. 1728), un'altro gatto conquista un pezzo di salmone, non turbano l'atmosfera silenziosa. Il gatto è l'unico animale vivo che incontriamo nella mostra (non considerando le scimmie utilizzate come paradigma di certi vanitosi atteggiamenti umani), forse perché è per l'appunto l'animale che maggiormente è predisposto ad apprezzare il silenzio che scruta con la solennità del suo sguardo penetrante e che attraversa senza interrompere con le zampette vellutate.

 

Il percorso della mostra ci guida verso una serie di ritratti  di bambini colti negli attimi pensosi in cui si accostano al cimento di un gioco, nel faticoso atto di imparare a padroneggiare una tecnica, nell'atto di progettare un disegno, o semplicemente di soffiare in un ramo di sambuco una bolla di sapone. Questo il silenzio, interpretato dai fanciulli è il silenzio zen della concentrazione, del focus, della zona, è il momento magico che precede l'azione. E' l'arco che si tende, è il vento che si placa improvvisamente sulla superficie dell'acqua, è la farfalla che chiude le ali e resta immobile. Chi ama i bambini conosce quello sguardo pieno di cose indicibili, e ricorda la meravigliosa sensazione del naufragio in quello stato in cui le cose, le volontà, le emozioni, le sensazioni appartenevano ad un tutto inscindibile che ancora la sottigliezza delle mente non aveva imparato a penetrare, nominare e separare.

 

Proseguendo nel percorso si scoprono altri silenzi: lo sguardo vacuo di una sguattera, la concentrazione dell'infermiera, il muto dialogo tra la governante e il suo pupillo, o la bellissima triangolazione di sguardi severi e attenti tra la madre e le figliuole nel benedicte.

Sono i momenti della vita quotidiana in cui il silenzio prende la scena, si anima e diventa il compagno e la guida della comune esperienza esistenziale.

"Davanti a uno Chardin  - scrive Denis Diderot che era suo amico e ammiratore - ci si ferma come d'istinto alla maniera del viaggiatore che stanco del suo andare si siede quasi senza accorgersene non appena trova un letto d'erba, silenzio, acqua, ombra, frescura".

A noi che guardiamo questi quadri dopo più di duecento anni, Chardin spiega il valore e ancor di più la necessità di riempire di densi silenzi la nostra vita e la quotidianità.

 

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Chardin:pittore del silenzio

Palazzo dei Diamanti

Corso Ercole I d'Este, 21 - 44121 Ferrara

Telefono: 0532 244949 - Fax: 0532 203064

e-mail: diamanti@comune.fe.it

Sito web: www.artecultura.fe.it

 

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