SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
In un solo istante il puro suono può aprire e scuotere l'animo umano.

Giacomo Leopardi

EmuFest 2009

Un’esperienza in crescita

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Trovandomi a Roma tra il 15 e il 19 novembre non ho potuto fare a meno di andare a curiosare  alla seconda edizione dell'EMUfest (Festival internazionale della musica elettroacustica) organizzato dal Conservatorio S.Cecilia, con il coordinamento del M° Giorgio Nottoli.

Si tratta di un evento unico in Italia in quanto occasione di divulgazione e confronto sulla musica elettroacustica contemporanea. La giornate nell'arco di una settimana sono state articolate in più momenti:

(mattina) lectures: incontri informali con i compositori che parlano delle proprie opere presentate al festival.

(pomeriggio) conferenze a tema: approfondimenti sulle esperienze elettroniche storiche dell'ambiente romano [futuristi (visti come precursori) D.Guaccero, G.Scelsi] e una giornata intera dedicata all'analisi della musica elettroacustica.

(pomeriggio) concerti audio-video

(tutto il giorno) installazioni multimediali

(sera) concerti

Proprio questa varietà di eventi, modalità di fruizione e confronto costituisce il principale punto di forza di un festival che gode di una straordinaria protezione logistica (in primis il Conservatorio di Roma) ed economica (Federazione CEMAT e Provincia), uniche nel panorama musicale italiano segnato dai tagli e dal "protezionismo culturale", tuttavia alcuni aspetti potrebbero essere migliorati per far raggiungere a questo evento la portata internazionale che si meriterebbe.

 

 

Il panorama elettroacustico internazionale proposto, seppur vario e articolato, tiene poco conto dell'estetica elettroacustica-concreta francese, legata all'esperienza storica e contemporanea del GRM di Parigi. Nel programma troviamo infatti solamente due lavori recenti di F. Dhomont (un brano acusmatico ed un audiovisivo) su i quasi 75 presentati. Questa scelta è giustificabile nel momento in cui si considera il solido radicamento storico di una "scuola" romana, che fin dagli anni '50 ha indirizzato l'esplorazione estetica del proprio linguaggio elettroacustico, verso la compenetrazione tra pensiero musicale e pensiero tecnico-scientifico, in cui emerge la figura del compositore costruttore dei propri strumenti.

Ciò di per sé non è per niente incompatibile con l'estetica francese passata o attuale, pertanto mi chiedo cosa abbia determinato la sua esclusione dal programma del festival, anche dal punto di vista dei temi di approfondimento degli "eventi speciali". Il festival, per sopravvivere e prosperare, deve poter offrire al pubblico (anche meno esperto) più linguaggi possibili e di conseguenza ancora più termini di confronto per la formazione di un proprio spirito critico.

 

 

 

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Altro aspetto migliorabile è la cura e l'allestimento delle installazioni multimediali che dal punto di vista logistico sono state lasciate alla sola intraprendenza dei loro creatori.

Spesso però, in queste stesse opere, l'aspetto qualitativo è stato trascurato per focalizzare il pensiero creativo sul mezzo tecnologico di interazione piuttosto che sul risultato sonoro. Ciò naturalmente è associato in parte anche al discorso precedente sulla limitata disponibilità di spazio e di mezzi di fruizione adeguati alle opere.

Una scelta dei lavori con criteri più selettivi forse riuscirebbe a far emergere meglio la qualità delle opere più significative e al tempo stesso permetterebbe la cura necessaria per l'allestimento e la fruizione delle stesse affinché il festival diventi un terreno fertile di incontro e confronto tra compositori e fruitori di musica elettroacustica, dal quale entrambe le parti traggano arricchimento artistico.

 

È doveroso mettere l'accento sugli obiettivi che quest'anno sono stati raggiunti dal punto di vista formativo:

- la creazione di un database contente tutti i materiali (informatici, audio, video e partiture) dei pezzi presentati al festival liberamente consultabili per scopi musicologici e didattici;

- lo spirito dialettico che ha animato le lectures e le interessanti e varie conferenze;

- una buona presenza di pubblico esterno;

- la forte partecipazione degli studenti del conservatorio, sia dal lato tecnico performativo che quello musicologico e di moderazione dei dibattiti (corso di musica elettronica), sia da parte dei giovani strumentisti, che si sono posti con spirito di avventura di fronte ad un repertorio a loro quasi sconosciuto.

Tuttavia è da notare che a volte lo sforzo richiesto per l'organizzazione è andato al di là delle forze fisiche degli operatori, manifestandosi in comprensibili errori e ritardi. Ciò ha aperto anche un dibattito interno su come migliorare questo aspetto, magari coinvolgendo attivamente dall'interno anche studenti di altri conservatori italiani far crescere e fiorire il festival e la cultura della musica elettroacustica in Italia.

 

 

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