SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
Io non conoscono niente della musica. Per quello che faccio non ne ho bisogno.

Elvis Presley

Il suono e l'immagine

Il golfo mistico dell'immagine

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Di Michel Chion e del suo imprescindibile testo abbiamo già detto, di quanto ci sia bisogno di certi libri abbiamo già detto, ci siamo anche già lamentati della mancanza soprattutto in Italia di studi sistematici sul rapporto cruciale tra suono e immagine nel cosiddetto spettacolo audiovisivo. Ma non esageriamo. Per esempio nel 2004 è uscito per i tipi della Dino Audino Editore, che coraggiosamente e meritoriamente pubblica da anni ottimi libri sulla fabbrica del cinema, un ottimo saggio/manuale intitolato "Il suono e l'immagine. Musica, voce, rumore e silenzio nel film", scritto da Vincenzo Ramaglia, compositore e docente di linguaggio audiovisivo, nonché autore di diverse colonne sonore, uno che frequenta la fabbrica e si vede. Senza essere oltraggiosi si potrebbe dire che Ramaglia rispetto al suo evidente nume Chion ha due meriti, scrive direttamente in italiano, mentre la traduzione del libro di Chion non agevola la sua complessità, ed è dotato del dono della sintesi nella chiarezza, manna in questi sempre più stretti tempi.

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Nel suo saggio l'autore ci propone tre possibili approcci analitici all'intreccio audiovisivo, diegetico, lo studio del linguaggio audiovisivo in rapporto al racconto, sincronico, l'anamnesi del comportamento del suono su una determinata immagine in un tempo determinato della sequenza filmica, diacronico, l'analisi cioé delle ricorrenze sonore e della struttura audiovisiva di un intero film. Gli approcci analitici esplicativamente applicati ai grandi film, alcuni suggestivi aneddoti, come quello raccontato da Kracauer del pianista ubriaco di film muti che suona senza mai guardare lo schermo creando deliziose asincronie, ci conducono al nocciolo del libro. Il suono diegetico e extradiegetico, empatico ed anempatico, può fare molto di più che assecondare didascalicamente le immagini, può interpretarle, sovvertirle, rigenerarle, capovolgerne il significato. Suono e immagine, come due buoni amanti, si condizionano, si rivoluzionano anche quando si trascurano. Anche quando stanno in silenzio. I silenzi che costellano i film di Bergman, riecheggiando quelli di Dio, o quello assolutamnte extradiegetico di Mike nel finale del padrino parte III che si dispera di fronte all'uccisione di Mary lanciando un urlo muto, tragicamente empatico e agghiacciante, i silenzi onirici di Fellini costituiscono uno degli atti più arbitrari-manipolatori del regista, la cifra della sua autorialità.
Mutuando il termine dalla lirica, Ramaglia definisce la zona del suono extradiegetico golfo mistico invisibile. Nell'opera lirica l'orchestra è quasi nascosta in quella fossa di fronte al palco. Protagonista dell'opera l'orchestra, con la sua musica, è ignorata da attori e cantanti, che più che cantare, parlano come se la musica non ci fosse. Il golfo mistico, così si chiama quel luogo ignorato dai lirici da cui provengono i suoni. Golfo mistico invisibile è quello del cinema, invisibile agli spettatori, ignorato dagli attori. Si trascurano e si legano.

 

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Mutuando il termine dalla lirica Ramaglia definisce la zona del suono extradiegetico golfo mistico invisibile. Nell'opera lirica l'orchestra è quasi nascosta in quella fossa di fronte al palco. Protagonista dell'opera l'orchestra e la sua musica è ignorata da attori e cantanti che più che cantare parlano come se la musica non ci fosse. Il golfo mistico, così si chiama quel luogo ignorato dai lirici da cui provengono i suoni. Golfo mistico invisibile è quello del cinema, invisibile agli spettatori, ignorato dagli attori. Si trascurano e si legano.

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