The tuning of the worldIl Paesaggio Sonoro di R. Murray Schaffer
Il "Paesaggio
Sonoro" di Murray-Schaffer uscito nel 1977 con il titolo originale "The tuning
of the world", ebbe un successo iniziale solo fra gli addetti al settore
(studiosi di fonologia soprattutto).
Dopo più di trent'anni dalla sua uscita
potrebbe essere considerato ormai un testo obsoleto o in via di
ristrutturazione contenutistica ma già da una prima lettura ci si rende conto
che in realtà le tesi in esso contenute, mantengono inalterata la loro
contemporaneità se confrontate, soprattutto, con le attuali problematiche
relative ai rumori in ambienti urbani ed extra-urbani, il paesaggio sonoro.
Ciò
che è cambiato è il grado di coscienza collettivo che, a dispetto della sua
atavica pigrizia, posto di fronte all'evidenza ha dovuto rinunciare alla tendenza del comodo e continuo rimandare
da parte soprattutto, delle amministrazioni locali ma anche dalle proposte di
norma emanate dalla comunità europea.
Definirlo un testo dall'approccio
multi-disciplinare legato alle problematiche del suono o più precisamente
dell'acustica ambientale risulta riduttivo in quanto l'autore ripercorre un
tracciato storico e sociologico legato al suono ambientale con grande
sensibilità intellettuale e altrettanto grande capacità di ricerca: un testo didattico in senso lato in quanto
insegna allo scienziato essere più semplice oppure più chiaro e ai non addetti
ad essere meno semplici ed impegnarsi in un approfondimento della materia.

Anche se
l'universo collettivo ha mostrato negli ultimi dieci anni, una sensibilità
maggiore rispetto al problema "rumore nelle città" e se, ancora, le
amministrazioni cittadine hanno provveduto a limitare il fastidioso propagarsi
dei rumori non desiderati attraverso limitazioni temporali oppure più
semplicemente mediante l'apposizione di alte muraglie (vedi barriere acustiche)
in prossimità dei centri abitati; secondo il mio parere le cose ancora da fare
sono molte. Non tanto da un punto di vista quantitativo riferito ad una
apposizione indiscriminata di tali barriere ma soprattutto da un punto di vista
di qualità ambientale o meglio di qualità estetica funzionale di queste ultime.
Infatti, le barriere acustiche vengono solamente studiate secondo la loro
funzionalità di limitatori di rumore, giustamente, ma e' altrettanto vero che
se per sopperire ad un bisogno di quiete/pace di una comunità locale soggetta
al passaggio di una autostrada nelle immediate vicinanze, ad esempio, si
costruisce una barriera alta qualche metro, si limita un problema ma se ne fa
nascere subito un altro di ordine diverso ma altrettanto importante: l'impatto
ambientale.
L'applicazione di un disegno,
armonizzato secondo un determinato ambiente, ad un oggetto di produzione
industriale è materia dell'inizio del secolo precedente (Scuola della Bauhaus)
e tale concetto ha riscosso un siffatto successo da ritenere quasi ovvio
l'applicazione estetico-funzionale a un qualsiasi oggetto prodotto
industrialmente. Ma evidentemente l'Acoustic
Design (termine coniato dall'autore) fa
ancora un po' fatica ad entrare non tanto nella mentalità collettiva ma più che
altro all'interno di una intesa multi-disciplinare che vede da una parte i
tecnici acustici e dall'altra i designers e gli urbanisti; creando così una
composizione o meglio, per usare una frase dell'autore, una ri-orchestrazione
dell'ambiente sonoro. Da non dimenticare infatti, la provenienza accademica e
culturale di Murray-Schaffer di musicista ancorché studioso di musicologia.
Proprio riguardo
a ciò all'interno del libro si ritrova spesso la ricerca spasmodica di un
equilibrio fra senso accademico e sensibilità soggettiva: alcuni di loro (i compositori) continuano
a dedicarsi con stizzosa rigidezza, ad un Parnaso che non interessa a più di
due o tre persone. Altri procedono a tastoni fuorviati dalla loro inesperienza
e dal loro edonismo. Questa cosa, pur se appare come una critica selvaggia
diretta agli improvvisati di qualsiasi disciplina, ai musicisti della domenica,
a coloro che, traviati dal loro edonismo e/o dalla loro capacità mediatica[1], si
manifestano artisti, forti solamente dell'ambiguità offerta dalla parola arte.
Esaurire in poche righe un commento
sul "Paesaggio sonoro" è una cosa poco sensata data la portata del testo,
perciò, mi piacerebbe chiudere con qualcosa che possa invitare alla lettura
dello stesso per potere apprezzare e/o imparare a conoscere il nostro paesaggio
sonoro: "Il modulo è una unità base, una unità di misura. Nell'ambiente
antropico il modulo-base è l'uomo......I moduli di base per misurare l'ambiente
acustico sono l'orecchio e la voce dell'uomo.
Quasi una nuova fase rinascimentale,
un ritorno alla considerazione dell'uomo come centro dell'universo; non più,
quindi, sbronze collettive di hi-tech, di fanatismi incontrastati diretti alle
innovazioni non-evolute indotte dai web-mercati: Il "paradiso" può attendere.
[1]
Sempre piu' spesso si assiste, specie in campo musicale e specie in un mezzo
come la rete telematica, ad una diffusione incontrollata di falsi (fakes), e quindi di improvvisati del
settore. L'autore non critica assolutamente il concetto di improvvisazione in
qualsiasi ambito artistico ma si oppone aspramente a coloro che "si
improvvisano", ai non conoscitori della materia, ai parolai profittatori.
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