SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
Lo spirito è uno strumento con una certa gamma di toni, al di là dei quali si sente un silenzio infinito.

John Tyndall

Ecologia della Musica

a cura di Antonello Colimberti

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Pubblicato nel 2004 da Donzelli editore “Ecologia della musica” è una raccolta di saggi sul paesaggio sonoro, raccolta da Antonello Colimberti.


Ecologia come sappiamo deriva dal greco oicos, casa. Applicata alla musica questo tema potrebbe declinarsi in tantissime forme. In questo libro si indaga sul rapporto ambiente/suono, ambiente/linguaggio sonoro. Siamo immersi in un unico linguaggio sonoro è la frase che ben sia adatta a questa raccolta di scritti che sembra sostenere il fatto che questo paesaggio ci modifica ed è modificato dalla nostra presenza. La terra e noi siamo un tutto vivente dicono gli ecologisti, ma siamo anche un tutto vibrante un tutto che si evolve “sonoricamente”.
Colimberti, laureato in discipline della musica e antropologia, introduce la carrellata di studi con un introduzione dal titolo significativo “Il rapporto uomo/natura alle radici della cultura musicale occidentale”. Il libro di 174 pagine è diviso in sette parti e include scritti si Marcel Jousse, R. Murray Schafer, Marius Schneider, Steven Feld, Priscilla Ermel, Maria Anna Harley, Roberto Barbanti, Gernot Böhme, David Rothenberg, Arne Naess, Gregg Wagstaff, Bernie Krause, Albert Mayr.

Gli interventi seguono una dinamica narrativa dal testo di Marcell Jousse - “Dal mimiamo alla musica nel bambino” in cui si evidenzia a dirla con Bateson la struttura che connette lo sviluppo di processi fisici e biologici con quelli intellettuali e creativi - fino alle domande e le potenzialità dello studio sulgli ambienti acustici proposte da Albert Mayr in “Il paesaggio sonoro tra musica sperimentale e Time Geografy”.

La mia passione per il mito come ricerca di archetipo mi ha fatto letteralmente sognare durante la lettura della parte seconda “Antiche Cosmogonie” in cui si guarda alla radice mitica del suono e della magia dell’udire, con un saggio di R. Murray Shaffer dal titolo Ursound (un affascinante viaggio sulle tracce del suono primordiale ) e uno di Marius Schneider “La nozione del tempo nella filosofia e nella mitologia vedica". Parlando invece di mithos come linguaggio ecco che le esperienze di Steven Feld (Dall’etnomusicologia all’ecomuseologia: leggendo Murray Schafer nella foresta tropicale della Papuasia-Nuova Guinea) con il popolo dei Kaluli di Bosavi nella Nuova Guinea-Papuasiae e quelle di Priscilla Ermel (La musica come ecologica del suono) con gli indios Cinta Larga del Brasile. Questi due lavori ispirano interessanti riflessioni sulla morfologia del linguaggio e quella del paesaggio. Nell'analisi dei due ricercatori non c'è soluzione di continuità, i suoni che chiamiamo della natura, i richiami degli animali e quelli degli uomini è come se appartenessero ad un'unica partitura. Il panteismo non è altro che la capacità di mettersi in ascolto di più voci anziché di una sola. La tentazione sarebbe quella di commentare ogni singolo scritto perché veramente molteplici sono gli stimoli che offre questa lettura. Perciò rimando la palla a quanti vorranno leggere questo testo e proporre alla nostra redazione la discussione.

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