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Pubblicazione sul mondo del sound design
Il bello della musica è che quando ti colpisce non provi dolore.

Bob Marley

Il Significato della Musica

di Marius Schneider

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Mi è capitato, casualmente? Apparentemente, ma poi chi sa, di imbattermi nel testo di Marius Schneider (1903-1982) Il significato della musica e di esserne conquistata.

Schneider è il più grande etnomusicologo del novecento e il testo di cui parlo è, certamente, la testimonianza materiale di questa sua grandezza, per l'originalità delle tematiche affrontate, per la ricchezza delle citazioni e delle fonti e per l'abilità affabulatoria dell'autore.

Schneider affronta in maniera originale molteplici tematiche: i simboli e il significato del sacrificio nelle diverse tradizioni, il ritmo, la melodia, la voce, ed altro, ma tutto ruota attorno ad un unico centro che è il suono. "Il suono è la sostanza originaria di tutte le cose".

Nella bibbia troviamo: "All'inizio fu il verbo". La parola, prodotto originario della divinità che attraverso essa crea l'universo, è concetto arcaico che appartiene all'umanità.

La parola è già concetto definito e logicamente fondato, secondo Schneider bisogna indagare l'antecedente. "L'elemento primario" definito dagli egiziani risata o grido del dio Thot. L'essere immateriale della tradizione vedica che dalla tacita calma del non essere decide ad un tratto di "risuonare" divenendo materia. Al suono come elemento primario si riferisce anche Ānandavardhana nel suo trattato sull'intonazione poetica il Dhvanyāloka. Il poeta filosofo indiano afferma che il suono riesce meglio della parola a comunicare l'essenza della poesia: è il tono con cui i versi sono recitati che ci racconta il significato più profondo della poesia.

Per capire fino in fondo il concetto che Schneider approfondisce nel testo, accogliamo il suo consiglio di utilizzare al posto della "parola" i termini certamente più evocativi di "grida", "suono" e "sillaba risuonante". Al biblico "al principio fu la parola" dobbiamo sostituire al principio fu il grido, il suono, la sillaba risuonante e solo nel corso della creazione l'indefinitezza originaria del puro suono si chiarifica in significato univoco.

 

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La creazione è un processo, avviene gradualmente: le vibrazioni, emanazione del suono primordiale lentamente si materializzano, prendono forma di parola, di linguaggio, di significato, "Solo dopo che la parola detta ha risuonato, incomincia, come l'eco di una campana, a vibrare". Ma, solo chi è capace di vibrare, a sua volta, sarà capace di accogliere la vibrazione primordiale, e per Schneider l'uomo contemporaneo ha smarrito questa capacità.

Visto quanto detto finora la domanda che emerge tra le righe non può che essere: il suono viene prima di Dio? Si, questa è la tesi di Schneider, il suono può essere antecedente o simultaneo a Dio non posteriore. L'etnomusicologo per suffragare la propria tesi fa ricorso non solo alla tradizione culturale dell'occidente, ma anche a quella orientale, trovando, in particolare, nella cultura indiana una fonte preziosa di richiami al tema del suono. Non voglio dilungarmi sulle immagini suggestive che le diverse fonti citate da Schneider richiamano, ma mi soffermo su quella che più mi ha coinvolto e credo può coinvolgere chi avrà la pazienza di leggere quest'articolo. L'autore cita un passo della Brihadāranyaka Upanishad dove dal grido della morte, non essere iniziale, nasce il cosmo. La morte esala un canto di lode perché ha paura del nulla e vuole essere, vuole vivere. Da questa paura nasce il linguaggio. Scrive Schneider "Il canto della morte è l'atto creativo da cui si sprigiona la vita", il suono è passaggio costante tra la vita e la morte e la morte e la vita, nell'universo nulla finisce, ma tutto si trasforma costantemente. La nascita è segnata da un grido, passiamo dalle tenebre alla luce con un grido. L'uomo che canta vive.

Protagonista di questa trasformazione è sempre il suono, nella tradizione vedica, ma non solo, attraverso la recitazione degli inni agli dei ogni anno si rinnova la nascita del cosmo. Schneider evidenzia che probabilmente gli inni più antichi contengono sillabe mistiche e non proposizioni logiche. La più conosciuta di queste sillabe è l'OM unione delle tre lettere A-U-M " nelle quali l'intero mondo è tessuto e stessuto". Come ci ricorda Schneider la lettera M è simbolo del sonno profondo, la U del sogno e la A dello stato di veglia. L'immagine sonora dell'AUM (OM) è simbolicamente rappresentata nella Nādabindu Upanishad da un uccello: l'emissione sonora A rappresenta l'ala destra, la U l'ala sinistra e la M la coda, e l'uovo cosmico, immagine diffusa in molte culture preistoriche, rappresenta la cassa armonica dell'uccello primordiale.

Vale la pena notare che in sanscrito i termini suono e luce hanno una radice fonetica unica, suono si dice svara e luce svar a sottolineare il potere creativo che entrambi i termini evocano. Il suono creando l'universo, lo disvela, lo porta alla luce rendendolo conoscibile.

Il suono AUM è "l'uccello su cui l'esperto di yoga sale verso l'alto". La recitazione dell'AUM con la "voce giusta" consente allo yogin di incontrare Brāhman e di sperimentare l'unità con il tutto. L'AUM è il respiro di Brāhman: l'inspirazione e l'espirazione di Brāhman sono la vita e la morte.

Nella dottrina vedica l'universo è simbolo sonoro del suono primario. Lo stridio della legna che arde, il cinguettio degli uccelli, il verso dell'animale che caccia la preda, la vibrazione della corda dell'arco, fino alla parola, al logos. Anche gli individui sono simboli di questa vibrazione originaria: il suono individuale è il ritmo che caratterizza ogni essere umano, la nostra essenza individuale. E' questo ritmo, che possiamo definire ugualmente forza o energia, ciò che ci determina e ci fa essere ciò che siamo. E' l'eco dell'AUM, del respiro di Brāhman dentro di noi.

 

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Il Significato della Musica

di Marius Schneider

Editore:SE

€ 20

pp. 224

ISBN: 8877106832

ISBN-13: 9788877106834

 

 

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