SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
La chiave di tutte le scienze è senza dubbio il punto di domanda.

Honoré de Balzac

Somewhere

di Sofia Coppola

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Somewhere, il film che ha vinto la 67° edizione del Festival di Venezia, è una pellicola di poche parole. La Coppola ha già spiegato in Lost in traslation (film che ha fruttato all'autrice un Oscar per la sceneggiatura) gli equivoci del misunderstanding.

 

In questo film tutto è affidato alle immagini e ai suoni delicatamente iperrealistici che accompagnano la vita del protagonista.

In conformità con la nuova moda hollywoodiana di affidare la colonna sonora ad un band, la Coppola si è affidata al compagno Thomas Mars, frontman dei Phenix il gruppo che con Wolfgang Amadeus Phoenix, ha appena vinto un Grammy per il migliore album di musica alternativa.

Le colonne sonore della Coppola sono sempre caratterizzate da sonorità insolite, soffuse e minimali. Per Somewhere, affascinata dalla canzone "Love like Sunset"  ha chisto al gruppo di espandere l'atmosfera a tutto il film. Il risultato è un prodotto assolutamente minimale.  "Più che altro - ha dichiarato in conferenza stampa Thomas Mars - si tratta di sound design. Non sto cercando di scrivere canzoni, sto creando un suono che si possa abbinare bene con una Ferrari e la città di Los Angeles".

 

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Il rombo della Ferrari è il fil rouge sonoro che accompagna tutto il film. La scena iniziale è una inquadratura fissa su un'ansa di una pista su cui sfreccia ossessivamente una Ferrari 458  nera. Il suono non è in presa diretta ma è anch'esso un loop. Ancora prima di vedere il protagonista, Johnny de Marco (Stephen Dorff ), sappiamo che la sua vita è un circolo vizioso, in cui lusso, sigarette, donne, alcool sono solo una insana e inconsapevole abitudine. L'arrivo di Cleo (Elle Fanning), la figlia undicenne "parcheggiata" da lui in attesa che inizi il campeggio, crea un cambiamento. Qualcosa di impercettibilmente positivo si inserisce nella vita del protagonista, segnando una rottura nella inconsistente routine, aprendo ad una variazione.

Niente di epocale, solo una colazione fatta in casa, una musica suonata alla chitarra anziché ad un videogioco, una bibita analcolica a bordo piscina. La Ferrari è sempre dominante con il suo rombo arrogante ma pure, sembra rinunciare anch'essa all'immagine stereotipata quando il portabagagli si apre per accogliere semplicemente lo zainetto colorato di Cleo. Nella scena successiva, l'auto va in panne.

Il giorno della separazione l'ultimo trasbordo è fatto in elicottero. Il rombo è ancora più assoluto ed assordante. Non c'è spazio acustico per le parole. E, infatti, la piccola Cleo a bordo dello scalcinato taxi che la porterà in campeggio, non sente la voce del padre che le urla "mi dispiace di non esserci mai!" e agita la mano dal finestrino fraintendendo le scuse, con saluti convenzionali.

 

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Tornato alla routine Johnny sente che c'è qualcosa che non va. Abbandona il bozzolo del Chateau Marmount, storica residenza delle celebrità hollywoodiane e si avvia sulla sempre rombate Ferrari 458 nera.

Dove va ? Somewhere!

In un luogo dove, cioè, ci sia una possibilità di evoluzione e di crescita. There's a place for us, somewhere canta la canzone Somewhere dal musical West side story, uno delle melodie e dei testi poetici più noti del teatro musicale americano. Con questo titolo la Coppola sembra voler riscrivere il senso di questo classico, staccandolo dall'utopia degli amanti contrastati, per ricollocarlo, con grande sensibilità, su uno dei temi più affascinanti dell'epopea americana, la possibilità di ricominciare, di uscire dal loop di una esistenza banale, per quanto invidiata.

 

In questo suo viaggio verso il futuro, la Ferrari di John è inquadrata da dietro come in un inseguimento. (In un altro momento del film John sente di essere seguito da un Suv nero). Anche il rombo arrogante della Ferrari sembra inseguito da due note insistenti, un bordone che a tratti sfuma ma poi diventa sempre più deciso e solido fino a quando, arrivato fuori città, il protagonista spegne, finalmente, l'auto e si avvia a piedi verso il deserto. Somewhere, per l'appunto. Il segnalatore acustico della Ferrari abbandonata, ripete insistentemente il suo richiamo, ma viene lentamente, inesorabilmente inglobato in quel bordone e il suo bip lamentoso in pochi secondi si trasforma nell'ostinato che introduce  Love Like A Sunset Part II

 

Abbandonato il suono delle parole, che sono rumore vuoto come il ciacolare degli italiani durante la trasferta a Milano in cui John riceve un improbabile Telegatto (improbabile soprattutto perché il premio alla migliore regia viene assegnato a Maurizio Nichetti), la Coppola usa una ricca gamma di silenzi. Al silenzio vuoto che accompagna le ballerine di lap dance mentre raccolgono il loro strumenti di lavoro, si contrappongono i silenzi espressivi che sottolineano il rapporto tra padre e figlia sia nel gioco mimico sott'acqua che nel ricchissimo scambio di sguardi durante la colazione al principe di Savoia, mentre l'occasionale amante italiana vocalizza frasi standardizzate.

Anche i suoni sono dosati, come le parole, e sono tutti giocati attorno all'universo sensoriale di John da  quelli minimali, il crepitare della sigaretta, la birra che scivola nella gola, al grande rombo che esplicita  la corazza narcisistica del protagonista.

Il sound design è ancora una volta affidato a Richard Beggs, che ha lavorato con tutti i film della Coppola. L'uomo che già si era occupato dei suoni delle torpedo nel film di Coppola padre Tucker, ha definito questo film "arioso, aperto e trasparente". 

La drammaturgia del film si percepisce anche ad occhi chiusi. Siamo difronte ad un sound design che costituisce un paesaggio sonoro che non solo accompagna l'azione ma ne costituisce il sottotesto.

 

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