Ci sono film apparsi solo per
brevi istanti sul grande schermo e che nelle recensioni ufficiali (vedi
Morandini) sono citati solo per l'aspetto visuale, e inveceLes triplettes de Belleville, film del 2003
di Sylvain Chomet, è un film d'animazione da vedere con le orecchie.
Non ci sono dialoghi. Le voci che
si ascoltano sono solo quelle provenienti dai media, La radiocronaca del tour
de France e la voce di De Gaulle che annuncia la grande competizione sportiva,
che fa da sfondo ed è l'occasione narrativa. Tutto il resto è magia di suoni e
musica.
La storia è malinconica e insieme
umoristica, un connubio che viene bene solo ai Francesi e ai francofoni. C'è un
bambino che vive con la nonna che vorrebbe vederlo felice, lo osserva e scopre
che la sua grande passioneè la
bicicletta. Il bambino diventa grande e si allena con questa donna piccoletta e
pronta a tutto per il tour de France, durante la corsa però... non anticipo il
finale, il film vale la pena, per gli scenari, per i disegni per
l'ambientazione e per la poetica descrizione delnostro tempo che trasforma gli uomini in
macchine. Dirò solo che l'intervento di trio di vecchie cantanti swing Les
Triplettes de Belleville, per l'appunto aiuterà a dare soluzione a questa gangster
story.
Il suono è il protagonista assoluto. La musica è sempre suggerita da un rumore di ambiente. E' il rumore
l'ispirazione, lo sfondo, l'unica voce narrante. Le parole non servono. Il suono
fa anche da transizione nel cambio delle scene, come quando l'ansimare di
Bruno, il cane, si trasforma nel ritmico sferragliare del treno.
C'è un' attenzione meravigliosa alla diversa qualità dei
suoni a seconda del contesto. Passi sul pavimento di legno, passi sulla tolda
di ferro. Particolare è l'iperrealista tintinnio degli orecchini di Madame Souza (la nonna), i cui
pensieri si intuiscono dai sospiri e dal tono del fischietto. Nessuno parla.
Le uniche a biascicare, di tanto in tanto, suoni vagamente umani sono
proprio les Triplettes, il trio canterino (omaggio alle Boswell Sisters ma che in questo caso sono state interpretate dalle voci di Betty Bonifassi, Marie-Lou Gauthier e Lina Boudreault)
che dominava Belleville negli anni
ruggenti e che aiuteranno Madame Souza
a ritrovare l'amato nipote
Benoît Charest, autore del commento sonoro, ha detto che l'idea della musica era nata dal desiderio di provare a
scrivere una canzone usando un frigo, un aspirapolvere e un giornale. Ecco nato
il memorabile concerto de Les triplettes con Madame Souza special guest alla ruota
della bicicletta. Il tutto in salsa hot club de France! Questa dichiarazione di
Benoît Charest sintetizza molto bene la poetica di questa soundtrack
originalissima: "mouf- mouf è un
piccolo aspiratore cilindrico degli anni '50 che conduceva un'esistenza
miserabile in un angolo del mio studio. Un giorno mi ha fatto un cenno. Aveva
bisogno che qualcuno lo ascoltasse e lo amasse. Dopo il nostro incontro lui
canta. Devo dire che è assai toccante. Metto la mano sull'entrata del suo tubo
e lascio filare l'aria tra le mie dita. Chiudendo lo spazio cambio
l'intonazione e ottengo note precise per poter intonare delle melodie”.
Tutti suoni utilizzati nel film non tutti stati ottenuti utilizzando i loro
omologhi nella vita reale. Questo film è pieno di omaggi e citazioni, dalla
Citroën 2CV al basco francese e al vino rosso, c'è una Josephine Baker divorata
dal suo pubblico e unFred Astaire
divorato dalle sue scarpe.E tra i musicisti Glenn Gould,
Charles Trenet, Boswell Sisters, Django Reinhardt. Ma il tributo più
importante è alla realtà fatta di suoni. Per trovare la poesia proviamo ad
aprire le orecchie!