SOUNDAY TIMES


Pubblicazione sul mondo del sound design
L'udito è il senso che più degli altri mette gli uomini in società tra loro.

L. Friedlander

Eraserhead di David Lynch

il suono dell'interiorità

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Dicono che l'opera prima abbia in nuce tutta la poetica di un autore. Eraserhead di David Lynch lo conferma: pavimenti a scacchi, palcoscenici, cassetti, bionde irreali e brune inquietanti e perverse, conigli, vecchi giradischi, lampade, tutto l'universo Lynch in un concentrato allucinatorio purissimo. Troppo puro, per il grande pubblico. Nei film successivi imparerà a diluirlo. Nella trama il filo del senso anziché dipanarsi si riavvolge su se stesso: la mente cancella.

 

Il commento sonoro rimarca l'ossessione che è protagonista del film: l'interiore. nel senso proprio di ciò che è dentro la pelle, dentro i tubi, dentro le protezione di plastica e che qui vengo allo scoperto nella loro feroce essenza fino ad inglobare il protagonista. Sin dalle prime sequenze i movimenti goffi del protagonista Henry Spencer sono accompagnati dall'ossessiva presenza dei rumori nascosti: l'acqua calda che gorgoglia, borbotta e insuffla nei tubi del radiatore, il frizzante suono del passaggio della corrente, i silenzi dell'ascensore, il bruxismo della moglie e, perfino il rumore del bulbo oculare strofinato con violenza nel sonno agitato. Il commento sonoro porta la firma dello stesso Lynch e del fidato Alan Splet (Elefhant man). E' fatta pressoché di rumori, le melodie sono Thomas "Fats" Waller.

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Henry Spencer è un tipografo in ferie, che vive una vita mediocre e angosciante. Ha una buffa capigliatura (l'attore terrà i capelli in quel modo per tutti i 6 anni di lavorazione del film) che lo fa somigliare a una di quelle matite con la gomma in cima.

 

Le stesse che popoleranno uno strano incubo che segue al suo orgasmo: perde la testa in un lago di sangue, la sua testa cade in strada e viene recuperata da un ragazzino che la porta da un tale che produce gomme per matite. La testa di Henry è di ottima qualità, cancella molto bene! Infatti non c'è niente che realmente lo sconvolga, né le reazioni gastriche di un pollo arrostito allorché egli tenta di affettarlo, né la suocera che lo minaccia con baci voluttuosi, né il matrimonio forzato, né il figlio con la testa di un coniglio spellato e in corpicino inguainato nelle bende che geme orrendamente sul tavolo della cameretta ammobiliata dove lui vive. La moglie li abbandona entrambi per tornare al tetto natio.

 

Il piccolo si ammala ricoprendosi di vermi, lui lo cura con il vapore (altro gorgoglio). A consolarlo una immagine che si forma nel radiatore, una bionda hollywoodiana con le guance deturpate che la fanno assomigliare ad un grosso scoiattolo. Ella canta una piccola melodia (In heaven - the lady in the radiator song, scritta da Peter Ivers, che diverrà una delle canzoni più famose del film) mentre schiaccia giganteschi spermatozoi che piovono dal cielo. Unico momento reale la donna dell'appartamento di fronte, bruna e mediterranea, inquietante. Far l'amore con lei lo fa precipitare in un lago oscuro mentre la sua coscienza che ha la testa di un coniglio spellato osserva afferrando convulsamente la sponda del letto di ferro. Per un attimo la mente che cancella prova a ripetere a dare continuità cerca ancora la donna, ma la vede portarsi in casa un avventore casuale. Difronte allo choc ha di nuovo la testa di un coniglio spellato, mentre il figlio mostruoso, rantola una risata ironica e piena di scherno. Henry allora taglia le bende che avvolgono il corpo della creatura che geme orrendamente, mentre si scopre che non ha pelle solo visceri ripugnanti tenuti insieme dalle garze. Tenta inutilmente di uccidere quell'incubo che invece si dilata attraverso un movimento peristaltico fino a inglobarlo completamente. Ricompare la donna del radiatore che lo stringe in un abbraccio consolatorio. Bianco.

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Questa la trama o meglio una delle letture possibili. Il viaggio intestino di Henry infatti non si svolge secondo la successione di un racconto ma piuttosto come nella morfologia di un brano musicale o di un sogno. Ritornelli, da capo, variazioni sul tema, distraggono chi è in attesa di una trama coerente punto per punto e gli negano la possibilità di entrare all'interno del viaggio onirico di questo uomo fragile, senza pelle appunto, che sembra portare in mano tutto il peso di una interiorità semplice ma ingombrante, per la quale non ci sono buchi, né cassetti né altre protezioni. L'universo uditivo di Henry, con i suoi suoni iperrealistici, che sconfinano nel delirio ovvero nella divagazione onirica, è quello che lo rappresenta e che forse ci aiuta a capirlo.

 

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